Stefano e Giulia sono insieme da nove anni e da tre vivono una crisi ricorrente: lui si chiude dopo i conflitti, lei lo insegue per ottenere chiarimenti immediati, lui si chiude ancora di più. Si amano, si sono detti che non vogliono lasciarsi, ma non sanno uscire dal loop. Quando hanno iniziato un percorso di terapia di coppia con un terapeuta formato in EFT, hanno scoperto qualcosa che entrambi avevano vissuto da bambini ma mai messo in parole: i loro stili di attaccamento, formati nelle prime relazioni della vita, stavano replicandosi nella loro coppia adulta.
L’attaccamento: una teoria che ha cambiato la psicologia
La teoria dell’attaccamento nasce negli anni ’50 con il lavoro dello psichiatra britannico John Bowlby e della collaboratrice Mary Ainsworth. L’osservazione fondamentale: i bambini sviluppano modelli di relazione con le figure di accudimento che persistono come “modelli operativi interni” e influenzano le relazioni successive nella vita adulta.
Negli anni ’80 i ricercatori Cindy Hazan e Phillip Shaver hanno esteso il modello alle relazioni romantiche adulte, mostrando come gli stili di attaccamento si manifestino nei rapporti di coppia con strutture riconoscibili.
I quattro stili di attaccamento nell’adulto
La letteratura attuale identifica quattro categorie principali, da non leggere come etichette rigide ma come tendenze prevalenti.
Sicuro
L’adulto con attaccamento sicuro si sente a proprio agio nell’intimità, non teme l’abbandono, è in grado di chiedere supporto e offrirlo. Le ricerche stimano che circa il 50-55% degli adulti italiani rientri in questa categoria.
Ansioso (preoccupato)
Tende a cercare conferme costanti dal partner, sperimenta intense paure di abbandono, può vivere il conflitto come minaccia esistenziale alla relazione. Nei dati italiani rappresenta circa il 20% degli adulti.
Evitante (distaccato)
Predilige autonomia e indipendenza, fatica con le richieste di intimità emotiva, tende a minimizzare l’importanza delle relazioni. Circa il 22% degli adulti.
Disorganizzato (timoroso-evitante)
Combina desiderio di vicinanza e paura di essa, spesso in conseguenza di esperienze traumatiche infantili. Stime oscillano fra il 5% e il 10% e questo stile è quello con maggiore associazione a difficoltà cliniche significative.
Come si manifestano i modelli nella coppia
Una delle dinamiche più studiate è il “ciclo del rincorri-evita” (pursuer-distancer). Una persona ansiosa che si sente disconnessa cerca avvicinamento. Una persona evitante che si sente sopraffatta si ritira. Il movimento dell’uno attiva il movimento opposto dell’altro, generando un circolo di rinforzo. Stefano e Giulia, l’esempio iniziale, vivevano questo ciclo classico.
Il punto chiave: nessuno dei due ha un problema isolato. Il ciclo è sistemico, e per uscirne entrambi devono modificare il proprio comportamento all’interno della relazione, non solo “imparare a comunicare meglio”.
L’Emotionally Focused Therapy (EFT)
L’EFT, sviluppata dalla psicologa canadese Sue Johnson a partire dagli anni ’80, è oggi uno degli approcci più validati empiricamente per la terapia di coppia. Si fonda sull’idea che le crisi di coppia siano espressioni di insicurezza dell’attaccamento e che la riparazione passi dal ristabilire un legame emotivo sicuro.
Il percorso EFT si articola in tre fasi: de-escalation del ciclo negativo, riconoscimento dei bisogni profondi sottostanti, costruzione di nuovi pattern di interazione. La durata media è di 15-25 sedute, con tassi di miglioramento documentati dal 70 all’80% nei trial clinici.

Il lavoro individuale sull’attaccamento
Non sempre il partner è disponibile a un percorso di coppia. Il lavoro individuale sull’attaccamento è possibile e produttivo. Tre approcci con supporto empirico.
La terapia psicodinamica orientata all’attaccamento, che esplora le radici dei modelli operativi interni nella storia personale.
La schema therapy, sviluppata da Jeffrey Young, che integra elementi cognitivo-comportamentali e attaccamentali per trattare schemi disadattivi precoci.
L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), particolarmente utile quando ci sono esperienze traumatiche infantili che hanno influenzato lo stile di attaccamento.
Le 12 sedute di Stefano e Giulia: cosa è successo
Senza scendere in dettagli identificativi, ecco una traiettoria tipica di una coppia con ciclo rincorri-evita trattata in EFT. Sedute 1-3: ricostruzione della storia di coppia, mappatura del ciclo negativo, identificazione dei trigger emotivi. La coppia comincia a parlare del “ciclo” come di un terzo soggetto che li intrappola, anziché accusarsi reciprocamente.
Sedute 4-7: esplorazione delle emozioni primarie sotto la rabbia (per Giulia, terrore di non essere abbastanza) e sotto il distacco (per Stefano, paura di non essere all’altezza). Le prime conversazioni “vulnerabili”: Stefano riesce a dire “Mi sento spaventato quando ti vedo arrabbiata”, Giulia “Quando ti chiudi mi sento sola come a otto anni quando mio padre se ne andò di casa”.
Sedute 8-12: costruzione di nuovi pattern. Quando Giulia sente il rincorrere attivarsi, ora ha il vocabolario per dire “ho bisogno di sentirti vicino” anziché alzare la voce. Quando Stefano sente il distanziarsi, ha imparato a chiedere “ho bisogno di 30 minuti per riordinarmi le idee, poi torno”. A 12 mesi dal termine della terapia, la coppia ha mantenuto i guadagni e ha consolidato le nuove abitudini relazionali.
Cosa ci si può aspettare dal percorso
Tre realtà operative.
Lo stile di attaccamento si modifica, ma lentamente. La ricerca su “earned security” (sicurezza conquistata) mostra che è possibile passare da uno stile insicuro a uno stile più sicuro grazie a esperienze relazionali correttive (in terapia o in relazioni significative), ma il processo richiede mesi o anni.
Le ricadute fanno parte del cambiamento. I cicli relazionali consolidati ricompaiono nei momenti di stress; ciò che cambia è la capacità di riconoscerli e di uscirne più rapidamente.
Il terapeuta giusto fa la differenza. Non tutti gli psicoterapeuti sono formati specificamente in approcci basati sull’attaccamento. Verificare la formazione specifica (EFT, schema therapy, terapia psicodinamica orientata all’attaccamento) prima di iniziare un percorso è una premessa pratica.
Test di autovalutazione: limiti e utilità
Esistono questionari validati che permettono di mappare il proprio stile di attaccamento adulto. L’Experiences in Close Relationships – Revised (ECR-R) è il più usato in ricerca, con versione italiana validata dal gruppo dell’Università di Padova. Il Relationship Questionnaire di Bartholomew e Horowitz è più breve e semplice. Sono strumenti utili come prima riflessione, ma con limiti: lo stile di attaccamento può variare leggermente tra relazioni diverse, e i questionari catturano la “vista” attuale del soggetto, non necessariamente la struttura profonda.
Per chi vuole approfondire in modo divulgativo ma rigoroso, i libri di Sue Johnson tradotti in italiano (“Stretti tra l’amore e la paura”, “Tienimi stretto”) sono accessibili. La documentazione dell’ISS sulle linee di ricerca in psicologia dello sviluppo offre riferimenti accademici per chi vuole andare più in profondità.
Quando rivolgersi a un professionista
I segnali clinici che orientano verso un percorso terapeutico nelle relazioni adulte sono ben definiti. Ricorrenza di pattern relazionali insoddisfacenti in più storie sentimentali. Difficoltà persistenti con l’intimità emotiva o sessuale. Crisi di coppia che si ripetono senza progresso. Sintomi di ansia, depressione o irritabilità che si intensificano nelle relazioni significative.
L’Ordine degli Psicologi mantiene elenchi pubblici dei professionisti abilitati nelle diverse regioni italiane, utili per verificare titoli e formazione.
Errori comuni nell’avvicinarsi alla teoria dell’attaccamento
Cinque trappole frequenti per chi scopre la teoria attraverso libri o social. La prima: usare le categorie come etichette identitarie (“io sono evitante, è così e basta”) anziché come descrizioni di pattern modificabili. La seconda: diagnosticare il partner senza autoanalisi parallela. La terza: confondere i comportamenti adulti con la riproduzione meccanica dell’infanzia, ignorando le scelte adulte. La quarta: pretendere che l’altro cambi senza modificare i propri trigger. La quinta: cercare soluzioni rapide in contenuti TikTok o Instagram di “coach dell’attaccamento” senza verifica delle credenziali. La maggior parte di questi divulgatori non ha formazione clinica, e alcuni concetti propagati online (come “attaccamento ansioso-evitante” come categoria binaria) semplificano in modo distorto la teoria originale.
Limiti e controindicazioni della terapia dell’attaccamento
La terapia di coppia basata sull’attaccamento e l’EFT in particolare, pur avendo solido supporto empirico, non sono indicate in tutte le situazioni cliniche. La controindicazione più rilevante riguarda le situazioni di violenza domestica attiva: la presenza di violenza fisica o psicologica grave da parte di uno dei partner rende la terapia di coppia non solo inefficace ma potenzialmente dannosa, perché può essere strumentalizzata dal partner abusante per consolidare il controllo. In questi casi le linee guida internazionali (American Psychological Association, British Psychological Society) e la posizione della Società Italiana di Terapia Familiare sono chiare: il percorso indicato è il sostegno individuale alla vittima, idealmente in collaborazione con i centri antiviolenza territoriali (rete D.i.Re., 1522 numero antiviolenza), e l’eventuale separazione protetta.
Una seconda controindicazione riguarda le situazioni di dipendenza patologica attiva (sostanze, gioco d’azzardo, alcol) di uno dei partner. La terapia di coppia richiede la capacità di entrambi di assumersi responsabilità sui propri comportamenti, condizione difficile da garantire in presenza di dipendenza non trattata. In questi casi il percorso indicato è il trattamento specifico della dipendenza presso un Ser.D. (Servizio per le Dipendenze) o presso strutture private accreditate, con la terapia di coppia che diventa eventualmente un secondo step dopo la stabilizzazione del partner dipendente.
Un terzo limite riguarda le situazioni di patologia psichiatrica grave non compensata, dove il sintomo psicopatologico domina la dinamica relazionale e richiede prima il trattamento specifico (farmacologico e psicoterapico individuale). Disturbi dell’umore in fase acuta, scompenso psicotico, disturbi di personalità severi richiedono stabilizzazione individuale prima della terapia di coppia. Anche in questi casi la valutazione del terapeuta esperto orienta verso il percorso più indicato, evitando di forzare la coppia in un setting che non può funzionare.
Va segnalato infine che alcune coppie arrivano in terapia con uno dei due già emotivamente “fuori” dalla relazione: ha già preso la decisione di chiudere ma cerca legittimazione esterna o un percorso accompagnato verso la separazione. In questi casi la terapia di coppia non è il setting più adatto, e i terapeuti EFT formati riconoscono rapidamente la situazione, riorientando verso la “discernment counseling” sviluppata da Bill Doherty per le coppie in stallo decisionale: un protocollo breve di una-cinque sedute che aiuta i partner a chiarire se vogliono provare la terapia o procedere verso la separazione consapevole. È una distinzione importante che evita percorsi terapeutici inefficaci e tutela il tempo emotivo delle persone coinvolte.
Strumenti pratici di valutazione dello stile di attaccamento
Per chi vuole una mappatura strutturata del proprio stile di attaccamento prima o durante un percorso terapeutico, esistono strumenti psicometrici validati anche in italiano che meritano conoscenza. L’Adult Attachment Interview (AAI) sviluppato da Mary Main rimane il gold standard nella ricerca: si tratta di un’intervista semi-strutturata di 90 minuti circa, somministrata da un valutatore certificato, che esplora le memorie infantili di accudimento e le rappresentazioni adulte dell’attaccamento. La codifica richiede formazione specifica e la sua applicazione clinica è limitata ai centri di ricerca e ad alcuni studi specializzati, ma rappresenta lo strumento più approfondito disponibile.
L’Experiences in Close Relationships – Revised (ECR-R) di Fraley, Waller e Brennan è invece il questionario di autovalutazione più usato nella pratica clinica e nella ricerca: 36 item che misurano due dimensioni continue, ansia di abbandono ed evitamento dell’intimità. La versione italiana è validata dal gruppo dell’Università di Padova e fornisce un profilo bidimensionale interpretabile dal terapeuta come orientamento iniziale del percorso. Il Relationship Questionnaire di Bartholomew e Horowitz è invece più sintetico (quattro descrizioni narrative fra cui scegliere) e adatto a uno screening rapido.
Per le coppie che vogliono mappare la propria dinamica, il Couples Satisfaction Index (CSI) di Funk e Rogge è il questionario più usato per la soddisfazione coniugale, con norme italiane disponibili. Il Dyadic Adjustment Scale (DAS) di Spanier rimane lo strumento storico, più articolato ma anche più lungo. Compilato separatamente dai due partner, ciascuno strumento offre un quadro che spesso il terapeuta utilizza nelle prime sedute per orientare l’intervento e misurare i cambiamenti pre-post percorso.
Va ricordato che questi strumenti hanno valore di screening e di riflessione personale, non di diagnosi clinica. Lo stile di attaccamento è una dimensione complessa che richiede integrazione fra dati psicometrici, storia personale, osservazione delle dinamiche relazionali e contesto attuale. Le società scientifiche italiane di riferimento — la SITCC per l’orientamento cognitivo-comportamentale, la SIPRE per l’orientamento psicodinamico e l’Associazione Italiana di Terapia Cognitivo-Comportamentale di Coppia — pubblicano elenchi di terapeuti certificati con formazione documentata negli approcci attaccamentali. Il Centro Studi Martha Harris di Firenze e la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica IPP di Milano sono fra i centri italiani con tradizione consolidata nella formazione di terapeuti orientati all’attaccamento.
Domande frequenti
Lo stile di attaccamento è permanente? No. È stabile ma modificabile attraverso esperienze relazionali significative, terapia e crescita personale.
Posso avere stili diversi con persone diverse? Sì, anche se esiste una tendenza dominante che si attiva nelle relazioni significative.
L’attaccamento riguarda solo le relazioni di coppia? No. Influenza anche amicizie, rapporti lavorativi e relazioni con figli e genitori in età adulta.
Quanto costa un percorso EFT in Italia? Le tariffe variano regionalmente: 70-110 euro a seduta per la coppia, con percorsi tipici di 15-25 incontri. Alcuni terapeuti applicano tariffe ridotte per studenti o reddito basso. Le sedute di terapia di coppia sono detraibili al 19% nei limiti previsti dalla normativa fiscale.
Una visione di lungo periodo
La terapia dell’attaccamento negli adulti non promette trasformazioni magiche. Offre una mappa per leggere le proprie dinamiche relazionali e strumenti per modificarle nel tempo. Per Stefano e Giulia, dopo diciotto sedute, il cambiamento è stato reale ma non spettacolare: discutono ancora, ma riescono a uscire dal loop più rapidamente, e quando uno dei due si chiude l’altro ha imparato a riconoscere il bisogno sottostante. È un risultato concreto, ed è quello che la terapia seria può davvero offrire.
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Disclaimer: il contenuto è divulgativo. La terapia dell’attaccamento richiede l’intervento di professionisti qualificati; per situazioni cliniche significative rivolgersi a uno psicoterapeuta abilitato.
