Una psichiatra dell’Università di Padova mi ha detto durante un convegno: “Vediamo più ansia generalizzata in chi è nato dopo il 2000, ma la vera novità non è il numero, è la forma. È un’ansia diffusa, anticipatoria, attivata dal confronto sociale costante e meno legata a singoli eventi traumatici”. È una sintesi che riflette quanto la letteratura clinica italiana ed europea sta documentando dal 2020. Vale la pena guardare i dati senza retorica e capire cosa dicono.
Generazione Z: chi sono, davvero
La generazione Z include i nati indicativamente fra il 1997 e il 2012. In Italia rappresenta circa il 14% della popolazione, oltre 8 milioni di persone fra l’adolescenza e i primi anni dell’età adulta. È la prima generazione che ha conosciuto smartphone e social media nei primi anni di vita; per loro l’esperienza online non è uno strumento aggiuntivo ma un ambiente abitato.
I dati ISTAT 2024 indicano che il 78% dei 14-19enni italiani usa internet quotidianamente per più di tre ore, e l’89% ha almeno un account su una piattaforma social attiva. Numeri che non spiegano tutto, ma che sono base di partenza per qualunque ragionamento serio.
Quanto è diffusa l’ansia in questa fascia
Lo studio HBSC (Health Behaviour in School-aged Children), condotto in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità, mostra dati significativi. Fra i 15-17enni italiani il 27% riferisce sintomi ansiosi clinicamente rilevanti almeno una volta a settimana, con prevalenza significativamente più alta nelle ragazze (34% contro 19% nei ragazzi). Il dato è cresciuto rispetto alla rilevazione 2018 di circa 6 punti percentuali.
L’osservatorio nazionale adolescenti dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma ha documentato un incremento del 35% delle richieste di consulenza psichiatrica adolescenziale fra il 2019 e il 2024, con l’ansia come motivo prevalente di accesso, davanti ai disturbi dell’umore.
Cosa è cambiato davvero negli ultimi quindici anni
Tre fattori convergono nella letteratura clinica come spiegazioni più solide.
L’ambiente digitale
Lo psicologo americano Jonathan Haidt nel suo libro del 2024 “The Anxious Generation” attribuisce un peso causale rilevante all’introduzione massiva degli smartphone con telecamera frontale e social media (intorno al 2010-2012) sul declino del benessere psicologico adolescenziale. Le repliche scientifiche al suo lavoro mostrano un quadro più sfumato: la correlazione esiste, la causalità diretta è dimostrata in alcuni studi sperimentali ma non in tutti. L’effetto è forte sulle ragazze adolescenti più che sui ragazzi.
La pandemia e le sue conseguenze
Il lockdown del 2020-2021 ha colpito in modo sproporzionato la generazione Z. Sospensione della socialità, isolamento, didattica a distanza. Studi italiani (gruppo dell’IRCCS Stella Maris di Pisa, gruppo dell’Università di Bologna) hanno documentato un aumento di sintomi ansiosi e disturbi del sonno persistente nei mesi successivi al ritorno alla normalità.
Pressione accademica e prospettive di vita
L’incertezza sul lavoro, la percezione di un futuro economicamente più difficile rispetto alla generazione dei genitori, l’aumento della pressione sui risultati scolastici sono fattori documentati nei questionari italiani. L’ansia da prestazione scolastica viene riferita dal 41% degli studenti delle superiori secondo le ultime rilevazioni regionali.
Cosa è ansia clinica e cosa è disagio fisiologico
Una distinzione che la pratica clinica considera essenziale. L’ansia di per sé non è un disturbo: è una risposta evolutiva normale che permette di affrontare situazioni di sfida. Diventa disturbo quando supera un certo livello di intensità (sproporzionato alla situazione), durata (persistente) e impatto funzionale (compromette scuola, relazioni, sonno).
Il disturbo d’ansia generalizzato (DAG), il disturbo d’ansia sociale, gli attacchi di panico sono entità cliniche definite. Riconoscerle non significa patologizzare la sofferenza adolescenziale: significa offrire strumenti adeguati a chi ne ha bisogno.

Sintomi cardinali da non confondere
I sintomi del disturbo d’ansia generalizzato in adolescenza includono: preoccupazione persistente per più aree di vita (scuola, salute, futuro), tensione muscolare cronica (mal di testa tensivi, dolori cervicali ricorrenti), difficoltà di concentrazione, irritabilità, disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni con pensieri intrusivi), affaticamento. Nell’ansia sociale prevalgono il timore del giudizio, l’evitamento delle situazioni di esposizione (presentazioni in classe, feste, primi appuntamenti) e una marcata anticipazione catastrofica delle interazioni.
Negli attacchi di panico il quadro è acuto: tachicardia, sudorazione, tremori, sensazione di soffocamento, paura di morire o di “impazzire”, durata 10-20 minuti con risoluzione spontanea. La diagnosi differenziale rispetto a condizioni cardiache (specie nelle prime presentazioni) è una valutazione che spetta al medico, non al genitore o all’amico ben intenzionato.
Cosa funziona, secondo la letteratura
Le terapie evidence-based con maggiore supporto empirico per i disturbi d’ansia in adolescenza sono quelle cognitivo-comportamentali (CBT) e, in casi specifici, le terapie di accettazione e impegno (ACT). I trial clinici mostrano efficacia significativa con riduzione dei sintomi del 40-60% in cicli di 12-20 sedute.
Per le forme moderate di ansia non sufficienti a richiedere psicoterapia, la letteratura supporta interventi sullo stile di vita: attività fisica regolare (almeno 150 minuti a settimana), igiene del sonno, riduzione dell’esposizione serale a schermi, esposizione graduale a situazioni temute.
Il ruolo della famiglia
La psicoeducazione familiare è una componente sempre più riconosciuta. I genitori che imparano a non rinforzare i comportamenti di evitamento e a sostenere senza accomodare sintomi ansiosi favoriscono il decorso terapeutico. Programmi come SPACE (Supportive Parenting for Anxious Childhood Emotions) mostrano efficacia in diversi trial clinici.
Caso clinico: Sofia, 16 anni
Sofia (nome di fantasia, dettagli alterati per riservatezza) è arrivata in consultazione con la madre dopo tre mesi di assenze ripetute da scuola per “mal di stomaco”. Il pediatra aveva escluso cause organiche. In colloquio è emerso un quadro di ansia anticipatoria scolastica con sintomi somatici (nausea mattutina, palpitazioni prima delle interrogazioni), pensieri intrusivi sul giudizio dei coetanei e uso massivo di TikTok serale (oltre tre ore tra le 22 e le 1 di notte).
Il piano terapeutico ha incluso 14 sedute CBT con esercizi di esposizione graduata (interrogazioni programmate concordate con i docenti), psicoeducazione del sonno, eliminazione progressiva degli schermi dalla camera dopo le 22, attivazione di un’attività sportiva (pallavolo, due volte a settimana). A sei mesi: riduzione dei sintomi al GAD-7 da 16 a 6, riduzione delle assenze scolastiche da 18 a 2 al mese, miglioramento del sonno auto-riferito. È un decorso favorevole, non garantito in tutti i casi, ma rappresentativo di ciò che la psicoterapia ben condotta può ottenere.
Cosa non funziona
Tre approcci diffusi ma con scarso supporto empirico. Il “fai da te” digitale tramite app non validate clinicamente: alcune app evidence-based esistono, ma il mercato è saturo di prodotti senza solidità scientifica. Le terapie alternative non standardizzate proposte come sostituti delle psicoterapie strutturate. La rassicurazione costante da parte di familiari, che a lungo termine può rinforzare il pattern ansioso.
Si aggiunge un quarto errore: la sottovalutazione clinica del benessere fisico. Carenza di ferro o di vitamina D, ipotiroidismo subclinico, anemia da ciclo mestruale abbondante: condizioni mediche frequenti negli adolescenti italiani che possono peggiorare o mimare quadri ansiosi. Una visita medica con esami ematochimici di base prima di intraprendere un percorso psicoterapico è spesso utile e troppo poco prescritta.
Quando rivolgersi a un professionista
Il criterio operativo è funzionale: quando l’ansia interferisce in modo significativo con scuola, relazioni, sonno o quando il disagio è soggettivamente intenso e persistente da più di un mese, è indicata una consultazione. Il pediatra di libera scelta o il medico di base rappresentano il primo riferimento per orientare verso lo specialista appropriato (neuropsichiatra infantile fino a 18 anni, psicologo o psichiatra dopo).
Le strutture pubbliche italiane offrono i servizi di neuropsichiatria infantile e i centri di salute mentale per gli adulti. La rete privata è ampia ma di costo variabile; i bonus psicologici nazionali e regionali hanno reso più accessibile la psicoterapia per le fasce di reddito medie. Per orientarsi sui servizi territoriali è utile il portale dell’Istituto Superiore di Sanità, che pubblica linee guida aggiornate sui disturbi d’ansia in età evolutiva.
Strategie evidence-based di prevenzione a casa
Sette interventi che la letteratura supporta per ridurre il rischio o l’intensità dei quadri ansiosi negli adolescenti, da praticare in famiglia. (1) Sonno regolare di almeno 8-9 ore con orari coerenti anche nel weekend. (2) Cena a tavola insieme almeno tre volte a settimana, senza dispositivi accesi. (3) Attività fisica strutturata di 150 minuti settimanali con cardio moderato e gioco di squadra quando possibile. (4) Tempo all’aperto in luce naturale di almeno 30 minuti al giorno: l’esposizione mattutina sincronizza il ritmo circadiano. (5) Coltivazione di una passione non scolastica e non digitale: musica, artigianato, sport individuale. (6) Conversazione settimanale dedicata in cui l’adolescente possa parlare senza giudizio dei propri pensieri ansiosi. (7) Modello genitoriale: genitori che gestiscono apertamente la propria ansia in modo adattivo trasmettono strategie più efficaci di quelli che la nascondono.
Strumenti pratici di valutazione e screening in italiano
La valutazione clinica dell’ansia in adolescenza si avvale oggi di strumenti psicometrici validati anche in lingua italiana, alcuni dei quali utilizzabili in autonomia da famiglie e adolescenti come primo screening, in attesa o in supporto al colloquio specialistico. Il GAD-7 (Generalized Anxiety Disorder 7-item) sviluppato da Spitzer e collaboratori, è il questionario più utilizzato per l’ansia generalizzata: sette item su scala 0-3, punteggio totale da 0 a 21, con cut-off di 5 per ansia lieve, 10 per moderata e 15 per severa. La traduzione italiana è validata da diversi gruppi clinici e riporta caratteristiche psicometriche solide (sensibilità 89%, specificità 82% per la diagnosi di disturbo d’ansia generalizzato).
Per la depressione associata, il PHQ-9 (Patient Health Questionnaire 9-item) è lo standard internazionale, validato in italiano dal gruppo dell’Università di Verona. La versione adolescenziale PHQ-A include modifiche linguistiche per la fascia 13-17 anni e item su rischio suicidario che richiedono attenzione clinica immediata in caso di risposta positiva. Il SCARED (Screen for Child Anxiety Related Disorders) è invece specifico per l’età evolutiva 8-18 anni, valuta cinque sottoscale (panico, ansia generalizzata, ansia da separazione, ansia sociale, fobia scolastica) ed è disponibile in italiano grazie al lavoro di traduzione e validazione del gruppo dell’IRCCS Stella Maris di Pisa.
Vale la pena ricordare che questi strumenti hanno valore di screening, non di diagnosi. Un punteggio elevato segnala la necessità di approfondimento clinico ma non sostituisce il colloquio strutturato del professionista, che integra anamnesi familiare, storia medica, valutazione del funzionamento scolastico e relazionale, eventuali comorbidità (disturbi del sonno, alimentari, dell’apprendimento). I siti delle società scientifiche italiane di riferimento — la Società Italiana di Psicopatologia Clinica e la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza — pubblicano versioni scaricabili e indicazioni d’uso per genitori e operatori.
Un cenno meritano gli strumenti digitali validati: l’app “WelMe” sviluppata in collaborazione con la Fondazione Veronesi, e i programmi web-based di psicoeducazione come “Helpme” del CNR-ITB di Milano sono fra i pochi strumenti italiani con validazione scientifica pubblicata. Per molti altri prodotti commerciali presenti su App Store e Google Play, le evidenze di efficacia sono assenti o sponsorizzate dai produttori stessi, e la prudenza è doverosa.
Quando consultare uno psicologo: percorsi e costi in Italia
Il sistema italiano di accesso ai servizi di salute mentale per adolescenti e giovani adulti si articola su tre canali principali, ciascuno con tempi e costi differenti. Il primo è il Servizio Sanitario Nazionale: per gli under 18 il riferimento è la Neuropsichiatria Infantile (NPI) della propria ASL, accessibile tramite richiesta del pediatra o del medico di base, gratuita ma con liste d’attesa che variano fra le quattro e le venti settimane a seconda della regione. Per gli over 18 il riferimento è il Centro di Salute Mentale (CSM) territoriale o l’ambulatorio di psicologia clinica delle aziende sanitarie. Il SSN garantisce trattamenti psicologici e farmacologici essenziali, ma le sedute di psicoterapia individuale strutturata sono spesso limitate a cicli brevi.
Il secondo canale è quello del Bonus Psicologo, introdotto nel 2022 e rifinanziato annualmente. Per il 2026 il bonus prevede un contributo fino a 1.500 euro annui (50 euro a seduta, fino a un massimo di 30 sedute) per le persone con ISEE inferiore a 50.000 euro, con priorità decrescente per chi ha ISEE più basso. La domanda si presenta tramite il portale INPS in finestre temporali specifiche: chi è interessato deve monitorare il sito istituzionale, perché le risorse stanziate vengono esaurite tipicamente nei primi quaranta-sessanta giorni dall’apertura. La lista degli psicoterapeuti convenzionati è pubblicata dal CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) sul portale dedicato.
Il terzo canale è il privato puro: gli iscritti all’Albo dell’Ordine degli Psicologi praticano tariffe libere ma con un orientamento orientativo del CNOP che colloca la seduta di psicoterapia individuale fra i 60 e i 100 euro nelle città italiane principali, fra i 50 e i 80 euro nei centri minori. Le società scientifiche italiane di psicoterapia (SITCC per la cognitivo-comportamentale, AIAMC per la mindfulness e ACT, Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica per gli orientamenti psicodinamici) pubblicano elenchi di terapeuti certificati con specializzazione documentata. La specializzazione post-laurea in psicoterapia richiede in Italia quattro anni di formazione presso scuole riconosciute dal MUR, dato che dovrebbe rassicurare il paziente sulla competenza formale del professionista.
Per famiglie con risorse limitate vale la pena segnalare anche il sostegno offerto da alcune associazioni del privato sociale: il Telefono Amico Italia (offerta di ascolto telefonico gratuito), il Telefono Azzurro per minori, l’associazione Progetto Itaca con sportelli di ascolto in molte città italiane. Non sono sostituti della psicoterapia formale, ma rappresentano spesso il primo punto di contatto e di orientamento per chi non sa dove iniziare il proprio percorso.
Domande frequenti
I social media causano ansia? Contribuiscono come fattore di rischio, soprattutto nelle ragazze adolescenti. La causalità diretta varia per individuo e per pattern d’uso.
I farmaci sono utili in adolescenza? Sono indicati in casi specifici e sotto controllo specialistico, mai come prima linea per i quadri lievi-moderati. La psicoterapia rimane la base.
Si può guarire dall’ansia? Si possono raggiungere remissioni cliniche stabili in molti casi, soprattutto nei quadri trattati precocemente. La gestione della vulnerabilità di base è spesso un percorso continuo.
Esistono test di autovalutazione attendibili? Il GAD-7 (Generalized Anxiety Disorder 7-item) e il PHQ-A per gli adolescenti sono questionari validati e tradotti in italiano. Non sostituiscono la diagnosi clinica ma orientano nella valutazione iniziale.
Una lettura senza allarmismi
L’ansia nella generazione Z italiana è un fenomeno reale, documentato e in parte legato a cambiamenti ambientali profondi. Non è una “fragilità” generazionale né un’esagerazione mediatica: è un quadro epidemiologico con risposte cliniche disponibili. Riconoscere il problema con sobrietà e indicare percorsi evidence-based è il contributo più utile che si possa offrire a giovani, famiglie e scuole.
Per altri approfondimenti consulta le sezioni psicologia pratica, sviluppo personale e educazione emotiva.
Disclaimer: il contenuto è a scopo informativo e divulgativo. Non sostituisce la consulenza di un professionista della salute mentale; in caso di sintomi significativi rivolgersi a uno specialista qualificato.
