Il nostro criterio
Divulgare psicologia significa camminare su un crinale: da un lato la semplificazione che rende un concetto memorabile ma falso, dall’altro il tecnicismo che nessuno riesce a usare. Cerchiamo il punto intermedio, e quando non esiste preferiamo dire che una risposta semplice non c’è.
Le fonti
- Letteratura scientifica: studi pubblicati su riviste sottoposte a revisione tra pari, con preferenza per revisioni sistematiche e metanalisi rispetto al singolo studio.
- Manuali e sistemi di classificazione: i riferimenti diagnostici internazionali vengono citati per definire i termini, mai per suggerire al lettore un’autodiagnosi.
- Linee guida di società scientifiche e istituzioni sanitarie, per i temi che toccano la salute.
- Pratica professionale: il confronto con chi lavora quotidianamente in ambito clinico, educativo e del coaching familiare serve a verificare che ciò che scriviamo abbia senso nella realtà di uno studio o di una scuola.
Come distinguiamo l’evidenza dalla divulgazione
Molti concetti popolari nella crescita personale nascono come modelli descrittivi e vengono poi trattati come leggi. Alcune teorie motivazionali molto citate, per esempio, non hanno la conferma sperimentale che il senso comune attribuisce loro, pur restando utili come griglie di lettura.
Quando trattiamo temi di questo tipo dichiariamo il livello di sostegno scientifico: se una tecnica ha prove solide lo diciamo, se ne ha di preliminari lo diciamo, se è soltanto una metafora efficace lo diciamo. Non trasformiamo un’ipotesi in una certezza per rendere il titolo più attraente.
Nessuna promessa terapeutica
Non pubblichiamo contenuti che promettano guarigioni, risultati garantiti o percorsi validi per chiunque. Non forniamo protocolli sostitutivi di un trattamento e non indichiamo al lettore che cosa fare nel proprio caso specifico. Sugli argomenti sensibili, come panico, dipendenza affettiva o burnout, gli articoli indicano sempre in quali situazioni è opportuno rivolgersi a un professionista.
Esempi e riservatezza
Gli esempi che compaiono nei testi sono ricostruzioni. Le situazioni descritte sono composte a partire da dinamiche ricorrenti, con dettagli modificati o inventati, e non sono riconducibili a persone identificabili. Non pubblichiamo storie individuali riconoscibili, neppure con nomi di fantasia, quando il contesto potrebbe rendere identificabile qualcuno.
Linguaggio
Evitiamo di usare le etichette diagnostiche come aggettivi. Distinguiamo un tratto da un disturbo, una difficoltà passeggera da una condizione clinica, un comportamento da una identità. Preferiamo dire che una persona sta attraversando una fase, non che una persona è quella fase.
Correzioni e aggiornamento
Gli errori si correggono in modo visibile. Quando una revisione modifica una indicazione sostanziale, la modifica viene annotata in fondo all’articolo. Le segnalazioni vanno a [email protected] e sono verificate entro cinque giorni lavorativi; chi allega un riferimento preciso ottiene una risposta più rapida.
Gli articoli che citano dati, ricerche o normative vengono rivisti periodicamente, perché un dato corretto due anni fa può non esserlo più.
Pubblicità, sponsorizzazioni e affiliazioni
La pubblicità è gestita da partner esterni che non partecipano alle scelte editoriali, non conoscono in anticipo i contenuti e non possono chiedere modifiche o rimozioni.
I contenuti eventualmente sponsorizzati sono dichiarati all’inizio del testo con l’indicazione del committente, non riguardano temi clinici e non possono contenere raccomandazioni di percorsi terapeutici. Gli eventuali link di affiliazione sono segnalati e non influenzano i giudizi espressi.
Immagini
Usiamo immagini di cui deteniamo i diritti o rilasciate con licenze che ne consentono l’uso editoriale, con i crediti richiesti. Non pubblichiamo fotografie che rendano riconoscibili persone in contesti riferibili a difficoltà psicologiche, né immagini di minori associate a temi di disagio. Se ritieni che un’immagine sia stata usata impropriamente scrivi alla redazione: verifichiamo e, se la segnalazione è fondata, rimuoviamo.
Che cosa non pubblichiamo
- Test o questionari che simulino strumenti diagnostici.
- Elenchi di sintomi presentati come criteri per riconoscere un disturbo in sé o negli altri.
- Contenuti che descrivano metodi autolesivi o suggeriscano l’interruzione di terapie in corso.
- Articoli che etichettino come tossica una persona anziché descrivere una dinamica relazionale.
